Fotografie di diane arbus


fotografie di diane arbus VIAGGIO NELLA FOTOGRAFIA DI UN GENIO

Copyright Erwin OlafLo scrittore racconta con le parole, l’architetto con i disegni, il dottore con il bisturi.

Erwin Olaf non è solo un genio a usare parole, disegni e bisturi. Erwin Olaf – a mio parere uno degli artisti più eccitanti della fotografia contemporanea – ha coniato un nuovo linguaggio. Perché dalla dinamica delle sue scene, dall’espressione dei volti, dalla tensione delle pose, dalla pulizia della luce, dalla provocazione del messaggio escono “sensi” allo stato puro.

Guardi un ritratto della serie Hope, quello che è stato scelto per la copertina del suo ultimo libro, per esempio. C’è una donna che indossa un delizioso abitino giallo, un nastro gli abbraccia i capelli, una Jacqueline Kennedy del Duemila che torna dagli anni Sessanta e ci guarda per dire: “Sono qui, sto aspettando”. La sentite l’attesa in quella mano appoggiata sulla spalla? La sentite la malizia nascosta dietro una sincera e, allo stesso tempo, imposta timidezza? Eccome che la senti. Ed è impossibile sottrarsi alla tentazione di vivere quegli scatti, di entrare nel mondo di Olaf, un viaggio che mi piace definire pericoloso perché mette alla prova il tuo corpo, i tuoi occhi, la tua testa, il tuo cuore.

Copyright Erwin Olaf

Quella del fotografo olandese è una vita che quest’anno festeggia cinquanta anni. I lavori dell’artista hanno scritto e continuano a raccontare la storia della fotografia contemporanea e molti degli scatti elaborati dalla sua mente “diabolica” hanno composto le più provocanti campagne pubblicitarie degli ultimi anni – da Lavazza a Diesel e Microsoft – diventando parte dell’immaginario collettivo. E pensare che Erwin, inizialmente, voleva fare il giornalista e così alla fine degli anni Settanta decide di iscriversi alla Scuola di Utrecht, dove si laurea a ventuno anni con una tesi sul fotogiornalismo. Ma poi, dopo un anno, il ragazzo olandese si rende conto che scrivere non era la sua strada. Così Olaf racconta in un’intervista il suo primo approccio con la fotografia. «Avevo bisogno di un’altra forma d’arte per esprimermi. Sono stato incentivato dal mio insegnante. Dal primo momento è stata come una rivelazione. È un mezzo geniale: si scattano le foto e in una seconda fase si sviluppano. Per me è stato come infilare un paio di guanti che mi stavano perfetti». Quale migliore immagine può sintetizzare l’arte di Olaf?

Di recente il fotografo di Amsterdam è passato in Italia per il progetto Fotografia Europea 2008. Riguardo alla sua produzione per l’evento emiliano Olaf ha lasciato un commento illuminante che ci permette di entrare un po’ di più nelle sue immagini. «Ho voluto esplorare in profondità la funzione dello sguardo, o meglio, la sua funzione dispersiva. Cosa succederebbe se gli occhi degli esseri umani non si comportassero nella fotografia nel modo in cui ci aspettiamo? Davanti una persona affascinante, questa rimane tale anche quando i suoi occhi non fanno più ciò che ci aspettiamo? Un ritratto continuerebbe a essere giudicato nello stesso modo? Possiamo continuare a interpretare lo sguardo di qualcuno quando la fotografia ne rivela il suo lato più nascosto e misterioso?» Sono domande che richiedono una lunga riflessione. L’artista si riferisce alla collezione Fall, una serie di ritratti di uomini e donne pronti a interrogarsi sulle possibilità dell’occhio umano e dello sguardo, una tematica centrale del nostro secolo, psicanalizzata e indagata da ogni forma artistica ed elemento cardine su cui si basa la società post-moderna.

La realtà è dentro gli scatti di Olaf, sebbene il suo lavoro non si identifichi come una cronaca realistica e anzi l’artista ha affermato con convinzione di “odiare la realtà” e di voler creare quella che piace a lui.

Come si diceva all’inizio, la forza di Olaf è di essere riuscito a inventarsi un proprio linguaggio: silenzioso, ironico, drammatico, sensuale, sessuale. Intriso di vita e mistero. Con ogni nuovo scatto ci dice qualcosa che non abbiamo ancora pensato, ma che sta dentro di noi. Da qualche parte.

Copyright Erwin Olaf

INTERVISTA A ERWIN OLAF

COSA PENSI DELLA FOTOGRAFIA OGGI?
La seguo un po’, ma non mi lascio influenzare. Penso che oggi la fotografia documentaristica sia molto popolare. Anche perché rispetto alla staged photography è meno costosa.  È una fotografia che sa catturare situazioni e persone nel momento esatto, sono ritratti di vita vera. Io cerco di trovarla da me la fantasia, che è l’aspetto più interessante. Puoi dirigere tutto da te! Non mi piace quella che viene chiamata la “Scuola tedesca” di fotografia. Le sue tecniche (per esempio la composizione, la luce, la qualità dell’immagine) sembrano non essere più importanti. Parlare molto del tuo lavoro e avere grandi idee a riguardo è giusto. Ma credo sia fondamentale tirar fuori idee che possano superare il lavoro in se stesso. Dall’altra parte non mi piace chi utilizza troppo Photoshop e non amo la piatta fotografia commerciale, dove la visual art perde il suo significato.

DA DOVE PARTI QUANDO PROGETTI UN NUOVO LAVORO?
Farò una nuova serie quest’anno quando compirò 50 anni. Ho molte idee, ma non so come si svilupperanno. E anche se lo sapessi, non te lo direi. (ride)

MI PIACCIONO MOLTO I TUOI ULTIMI LAVORI SUL “POTERE DELLO SGUARDO”, PER ESEMPIO FALL. CHE COSA VOLEVI DIRE CON QUESTI SCATTI?
Con Fall ho voluto raccontare una “non-emozione”. Da quegli occhi immortalati in un battito e senza sguardo non si può conoscere la personalità o la vera emozione della persona. Fall parla di un periodo preciso, quello tra la giovinezza e l’adolescenza, un momento che sta tra due emozioni. Credo che l’immagine degli occhi nel battere di ciglia ci offra un punto di vista interessante. La maggior parte delle fotografie che eliminiamo dalla nostra macchina fotografica sono proprio quelle in cui abbiamo gli occhi mezzi chiusi.

COS’HAI IMPARATO IN 30 ANNI DI FOTOGRAFIA?
Ho imparato che la semplicità è la cosa più importante e la luce è tutto. Senza una buona luce non si ottiene una bella fotografia. È come per lo sguardo: senza uno sguardo convincente la tua foto è totalmente inutile, anche se ha la più bella decorazione.

C’È QUALCHE FOTOGRAFO CHE AMI PARTICOLARMENTE?
Sì, molti. Mi piace e mi faccio ispirare dalla mentalità di Andy Warhol e Jeff Knoos. Trovo ispirazione anche nei dipinti di Caravaggio, Johannes Vermeer e Norman Rockwell. Amo fotografi come Joel-Pieter Witkin, Jan Saudek, Diane Arbus sebbene al momento non sono esattamente i miei punti di riferimento.

CHE COSA TI SPAVENTA DEL FUTURO (E DEL PRESENTE)?
Di perdere il mio occhio, la fantasia e l’immaginazione.

QUALE CONSIGLIO DARESTI AI GIOVANI?
Di iniziare con poco. La staged photography è molto costosa, si può partire con il ritratto o qualcosa di simile e lavorarci sopra. Molto importante è la ricerca che dev’essere il tema principale per un paio di mesi. Non bisogna pensare che sia necessario fare qualcosa di nuovo e originale ogni settimana. La tecnica si sviluppa studiando un tema per un determinato periodo di tempo. Se si vuole lavorare con le modelle o, più in generale, con le persone è importante comunicare molto con loro. Dirgli cosa si vuole prima dello scatto e farle sentire a loro agio, avere rispetto per tutti.

INTERVIEW

Which are your last thoughts and research about photography?

I follow it a bit, but I am not getting influenced by it. I think documentary photography is popular at the moment. It’s about shooting situations and people exactly as they are, shooting real life. I myself find the fantasy, imagination side of photography more interesting. You can direct everything yourself! You can see that it is getting more in the course of time, but it is going very slow. I think it is because staged photography is more expensive than documentary photography.
I don’t like the so-called ‘German School’ photography, technique (for example composition, light, quality of the image) doesn’t seems to be important anymore. The idea that if you talk a lot about your work, and have big ideas behind it, that it is ok. But I think that you have to watch out for ideas which are better then the work itself.
From the other side, I also don’t like the too smooth (too much Photoshop and too smooth light) commercial photography, where visual art doesn’t seems to be important, I try to be s cross-over between those two.

When you plan a new project, where do you start from?

I think that I will make new personal work/series next year, when I will become 50 years old. I have many ideas, but I am not sure what it is going to be. If I would know that, I won’t tell you (laughs).

I like your last works about the “power of the look”, for example in Fall? What do you mean with this project? Is it relating to our world and society?

The series Grief is about hidden sorrow en sadness, inspired by the 50s/60s in America. It is a time with very strict behaviour, and decency standards. You see the first reaction to a bad message. Like somebody heard that her husband is cheating for example.
With Fall I wanted to get a non-emotion. Because of the blinking eyes you don’t see the personality or the real emotion of the person. It’s about the period between youth and adolescence, a moment between two emotions. I think the blinking thing gives a very interesting image. Most of the time you throw photos, where people have blinking eyes, away.

Which are the main things did you learn in 30 years “addicted to” photography?

I learned that simple is the best, and light is everything. Without good light, no good photo. It’s the same with the look in the eyes: without a good and convincing look in the eyes is your photo totally useless even if you have much and beautiful décoration.

Is there any photographer or artist from the past you appreciate a lot?

Yes there are a lot. I like and get inspired by the mentality of Andy Warhol and Jeff Koons (last one is not from the past). I also get inspired by paintings from Caravaggio, Johannes Vermeer and Norman Rockwell. I appreciate photographers as Joel-Pieter Witkin, Jan Saudek, Diane Arbus, a lot, although at the moment I don’t get inspired by them.

What are you afraid of regarding the future (and the present)?

To lose my eyesight or my fantasy, imagination.

What advice would you give to the young?

Start with little. Staged photography is an expensive way of making photographs, so maybe start with a portrait or something else, and do something with that. Also keep researching a certain theme for a couple of months. Don’t think that you have to do something new and original every week. You develop your own technique and way of thinking by researching a theme for a certain time.
If you want to work with models, or people in general, communicate a lot with them. Say before the shoot what you want from them, and let them feel at ease during the shoot, have respect for everyone.

PHOTO CREDITS: © ERWIN OLAF
Courtesy: Bernstein & Andriulli, New York

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